living out of cases

martedì 24 settembre 2013

trying to survive


1° passo: l'accettazione.
avevo bisogno di aiuto.
ero in cima a quel grattacielo, oscillavo tra la realtà e la fantasia. da una parte la mia realtà, da una parte la loro.
ogni giorno continuavo ad arrampicarmi sugli specchi, a trovare una scusa nuova , una motivazione, una qualunque cosa a cui aggrapparmi per sopravvivere. ma ormai avevo finito le riserve, non avevo più nulla da mettere in mezzo, ero arrivato al culmine.
per questo ero su quel grattacielo. ogni gradino che avevo fatto per arrivarci era una scusa. arrivato in cima erano finite, io ero finito.
non so in quel momento cosa mi avesse fatto cambiare idea, quale parte del mio inutile e fragile cervello avesse deciso che non era la cosa giusta, ma non lo feci.
tutti quei gradini, tutte quelle scuse, ma alla fine non lo feci.
mi tirai indietro, non per paura, ma per accettazione.
guardai solo il cielo. ero diventato cosciente, cosciente del fatto che necessitavo aiuto, e il suicidio non avrebbe portato a nulla, se non all'immediata fine.

2° passo: la richiesta d'aiuto.
cominciai a correre. scesi tutti i gradini, abbandonai completamente quell'idea.
arrivai alla clinica più vicina, entrai frettoloso, mi avvicinai al bancone.
"ho bisogno d'aiuto", fu quello il cambiamento. il cambiamento in me, la richiesta d'aiuto.
era il momento di tirare fuori la mia realtà, e se non avessi tentato di superare i miei problemi, sarebbe stata la loro realtà a prendere il sopravvento.

3° passo: la permanenza.
rimasi in clinica per 4 mesi. mi accorsi di molte cose là dentro e arrivai a capire che il mio maggiore problema ero io non gli altri.
conobbi una marea di ragazzi e ragazze, alcuni con problemi più grandi dei miei, e cominciai a sentirmi egocentrico e anche egoista. non avrei mai pensato che potesse esistere gente con un dolore più forte del mio.
una volta chiesi a un ragazzo, cosa lo avesse spinto a provare il suicidio e lui mi disse: "ho smesso di sognare" e poi dopo un po' di silenzio aggiunse "..anche se non lo avrei mai immaginato".
anche io avevo smesso di sognare? non immaginavo più qualcosa che potesse andare oltre la cattiveria della gente?

4° passo: la vita.
quando uscii ricominciai da capo. ero nuovo, e non ero solo.
avevo una nuova mentalità, nuovi obbiettivi, nuovi orizzonti.
ero.. felice. e non lo ero da davvero tanto tempo, mi ero scordato come fosse.
era.. felice. essere felici è felice.
ero pronto a gridarlo al mondo "sono felice".

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"perchè sei qui?" mi chiese quel ragazzo che aveva smesso di sognare
"hai presente quando ti accorgi di essere diverso? a me è successo più o meno a 15 anni. ho provato ad essere "normale", a non deludere i miei genitori ma ho fallito. da ben 3 anni, cerco di nascondermi. mi rendo invisibile, faccio in modo che la gente non mi veda, non capisca cosa c'è dietro a tutto questo.
siamo nel 21° secolo e la gente ancora guarda l'orientamento sessuale e vuole avere il controllo sulla vita altrui. tu non puoi capire cosa mi hanno fatto patire..non puoi"
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lunedì 23 settembre 2013

il vostro valore fondamentale?

l'anno scorso mi è stato chiesto di scrivere un tema riguardante il mio valore fondamentale.
Prima, cercando un foglio, ho ritrovato la brutta copia; avevo intenzione di ricopiarlo ma penso lo rielaborerò...

Non ho mai pensato ai miei valori, non mi sono mai realmente soffermata a pensare quali possano essi essere. Ho sempre dato per scontato che i miei valori fossero la famiglia, l'amore, il rispetto, le solite cose insomma, fino a quando non ci ho cominciato a riflettere.
Se dovessi dare una definizione di "valore" direi che si tratta di qualcosa di fondamentale per una persona, è il centro da cui nascono tutti i proprio ideali, su cui si basa una mentalità e beh... l'amore, il rispetto ecc, sì sono importanti ma sono come scontati. E' ovvio che essi siano importanti, che siano una base da cui partire, sono la base di tutti.
Io non sono tutti. Io sono diversa.
Un po' di giorni fa, su un sito internet, ho letto la seguente frase : "il coraggio di rimanere, di non voltare le spalle e fuggire".
Sono rimasta colpita, non so perchè, e così sono andata a fare una ricerca su Google "può il coraggio essere considerato un valore?", ho aperto la prima pagina, poi quelle dopo e tutte dicevano che sì, il coraggio può essere considerato un valore.
Eppure, almeno secondo me, le definizioni non coincidono.
In ogni caso il coraggio è qualcosa di importante, essenziale, una delle qualità migliori che una persona possa avere.
Penso ci siano diversi tipi di coraggio: il coraggio di rischiare, il coraggio di non scappare e affrontare i problemi. Ma non solo questo è coraggio, mi spiego, se ne parla quando riesci a ridere nonostante vorresti piangere, quando tiri su le lacrime e fai finta di nulla, quando "va tutto bene" ma in realtà va tutto male, quando affronti le tue emozioni e non temi di mostrarle, quando non hai paura di ciò che potresti provare, quando ti rialzi e vai avanti, quando accumuli ferite su ferite ma non ti arrendi.
Il coraggio, però, si vede anche nelle piccole cose. E' coraggio abbracciare, voler bene, è coraggio parlare dei propri problemi e uscire dal guscio, è coraggio quella piccola o grande cosa, a seconda di come la si vede, chiamata amore, è coraggio fare un sorriso, tendere una mano, aiutare, è coraggio sognare, immaginare una realtà diversa, migliore, il coraggio di vedere oltre.
Ma più di tutto è coraggio vivere, percorrere tutto quel cammino chiamato "vita" con tutte le sue difficoltà che alla fine racchiudono tutto quello che ho scritto qua sopra.
Ancora non so se considerare il coraggio un valore ma se davvero lo è, almeno secondo me, dovrebbe essere il valore fondamentale di tutti però non il solito valore, un valore diverso, che va sviluppato nel tempo, che deve crescere, per questo aspetto. Il mio valore sta crescendo, si sta formando, come me.

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domenica 22 settembre 2013

can a SMS take the place of words?

Avete mai pensato a un SMS come una via di fuga? Io sì.
Gli SMS, le chat o qualunque modo di parlare che non includa guardarsi negli occhi sono vie di fuga dalla paura.
Quale paura? Quella dell’espressione.
Per questo, ormai, le notizie, soprattutto quelle brutte, vengono comunicate tramite uno schermo “insensibile”, è decisamente più semplice osservare una chat che una persona.
Si pensa che parole scritte diano meno dolorose di parole orali. Ci si nasconde dietro la solita scusa del “glielo dico tramite messaggio per farlo/a soffrire di meno”, ma la realtà è che siamo tutti codardi.
Nessuno ha più il coraggio di dire in faccia le cose, di osservare la reazione dell’altro, vogliamo tutti levarci il peso di vedere la tristezza negli occhi della gente, forse ci sentiamo meno in colpa così. Non ci accorgiamo, però, che questo è un modo per lasciare l’altro solo nel suo dolore e lavarsene le mani.
Doppiamente codardi, e anche egoisti.
Stupido schermo insensibile, tasti privi di emozioni, risposte fredde, faccine che mascherano la realtà, “sto bene” scritto quando stai piangendo, “ti amo” scritto mentre la tradisci.
Ci nascondiamo dietro parole.
“tanto non può vedere cosa faccio veramente”, bello pensare questo, vero?
Facile imbrogliare usando solo delle lettere.
Eccolo il grande potere della tecnologia: imbrogliare giocando a nascondino.
Non voglio risultare pessimista o una disadattata sociale che odia tutto e tutti, ma semplicemente… beh, sì forse ho un particolare sentimento tendente al disprezzo verso le persone di oggi, ma credo che questa sia la realtà.
SMS, e-mail, chat possono anche essere utili: permettono la comunicazione a distanza, il che è una cosa davvero importante per chi non ha la possibilità di vedersi ogni giorno, ma non riesco a trovare altri lati positivi; forse non ce ne sono o forse non li voglio trovare.
Diventiamo sempre più freddi, non ci accorgiamo più di ciò che ci accade intorno tanto siamo concentrati a chattare.
Siamo ciechi, egoisti, codardi e freddi, e non facciamo nulla per migliorare, al contrario, andando avanti col tempo peggioriamo usando sempre di più quello schermo insensibile.
Ma non è brutto? Alla gente non mancano gli abbracci veri, i sorrisi che spuntano all’udire di belle parole o semplicemente il contatto fisico?
I rapporti si vanno solo rovinando, diventano più freddi, distaccati, divisi da una fittizia rete di messaggi.
Per quanto mi riguarda non sono brava a comunicare le mie emozioni, anzi a volte non le comunico e basta. Se mi serve uno sfogo getto parole su un foglio e poi quel foglio finisce nel disordine della mia stanza.

Odio le conversazioni importanti tramite cellulare, se ho bisogno di parlare con qualcuno lo faccio dal vivo, quell’individuo deve vedere la mia espressione mentre parlo e io devo vedere la sua. Se finisco in lacrime e mi serve un abbraccio o magari serve all’altro, devo avere la possibilità di poterlo dare o ricevere. Devo avere qualcuno davanti, qualcuno che mi ascolti, scrivere a uno schermo mi fa sentire sola, ed eccolo un altro difetto della tecnologia: la solitudine.
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giovedì 19 settembre 2013

you know about love, no?

oggi, durante la lezione di filosofia, la prof ha cominciato a parlare dell'amore e diceva cose tipo "sì, sapete insomma cosa si prova no?", "senti la mancanza, della persona, no?", "capite no?".
mi sarei davvero voluta alzare e urlare "NO PROFESSORESSA, NON LO SO, LA SMETTA CON TUTTI QUESTO "CAPITE?", "NO?", TANTO NON LO SO".
mi sentivo davvero fuori luogo, tutti che sorridevano sotto i baffi come alludendo a qualche loro esperienza, gente che che guardava in basso magari per vergogna, altri che si guardavano intorno e lanciavano sguardi pieni di dolore e poi c'ero io: fissavo tutti, cercando di capire cosa pensassero, eppure non capivo.
insomma io conosco solo l'amore dei film o dei libri, quello che è perfetto anche se disastroso, quello di cui raccontano quasi tutti.
l'amore è come una leggenda, un mito, ne parlano tutti ma nessuno sa la realtà, almeno secondo me.
tutti così presi da questo sentimento, non si accorgono neanche di cosa accade loro intorno, sono persi, in un altro mondo.
invece io sono ancora "salva", posso vedere da fuori e ciò che vedo non è bello: gente che piange, gente che non vuole sopravvivere, gente umiliata e distrutta che continua a tenere duro, gente che fa finta di nulla, gente che perde la propria dignità solo per questo sentimento.
quanto vale tutto ciò? quanto può valere?
l'amore vale una vita o qualche anno sprecato dietro quella persona? l'amore vale perdere te stessa/o?
evidentemente per queste persone la risposta è sì.
e allora una cosa dell'amore l'ho scoperta: è forte.
è immensamente forte, porta a superare difficoltà ma anche ad incontrarne e poi sempre ad andare avanti.
l'amore è la causa dei più grandi problemi al mondo eppure la gente ancora ci casca...
ma basterebbe così poco per non soffrire.
ed eccola un'altra cosa: l'amore è semplice e difficile.

a me fa schifo l'amore, tanto schifo quanto paura.
spero di non innamorarmi mai, lo spero per me stessa, per non ritrovarmi a distruggermi da sola e a perdermi.
sono contenta ora, contenta di non amare.
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lunedì 16 settembre 2013

do you really know what a statue is?

avete mai pensato alle statue? a cosa pensano, a come si sentono, a quello che vedono?
no?
io sì.
le statue vedono la realtà, vedono le cose oggettivamente, da fuori.
noi siamo troppo "dentro" a tutto per osservare come fanno loro.
noi vediamo e basta, posiamo lo sguardo un attimo e poi lo distogliamo senza neanche fare caso a ciò che abbiamo visto.
le statue osservano ogni cosa per almeno 10 minuti, la contemplano, riflettono, immaginano una vita dietro a ciò. o almeno se io fossi una statua lo farei.
alcuni pensano ce le statue siano persone del passa, secondo me le statue non è così: le statue sono persone a parte mai esistite e che mai esisteranno, come se fossero alieni.
immagino le statue come persone che possano relazionarsi col mondo in modo oggettivo, senza basarsi su aspetti di una vita vissuta al suo interno. senza pregiudizi o altro.
le statue non sono a conoscenza di nulla, imparano ogni giorno.
e non imparano quello che noi impariamo a scuola, imparano quello che osservano, che è molto meglio.
 penso che sappiano spingersi molto in là con la fantasia, che sognino di cose fantastiche, in fondo sono persone imbalsamate, vivono solo grazie alla fantasie.
probabilmente loro desiderano essere vivi, ma da ciò che vedono non si accorgono di tutto, e non sanno che ci sono molte altre persone che desidererebbero essere come loro, per non vedere e basta ma per osservare.
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they against me





"non volevo ucciderli. non l'ho fatto apposta.
è tutta colpa loro, è colpa loro se io li ho uccisi.
mi hanno istigato loro, è una buona scusa da dire al giudice, no?
in fondo è vero, sono loro che con tutte quelle parole, quelle frasi piene di odio, mi hanno portato ad ucciderli.
io, dal canto mio, neanche l'avrei fatto se non fosse stato strettamente necessario per me.
sono arrivata al punto in cui ho visto me cadere nel profondo e loro, con il loro disprezzo, salire all'apice.
è orrendo vedersi così debole e indifesa. ero diventata una spugna che assorbiva ogni insulto.
e quindi? penso che questo sia valido. che se la siano cercata loro questa fine.
l'odio che dai ti viene ridato. io l'ho ridato a loro tutto l'odio che mi avevano dato.
alla fine ciò che io ho patito in tutta questa vita è pari al dolore della morte, se non di più.
quando muori neanche te ne accorgi, anche se dipende da come muori, loro sono morti uccisi: una coltellata e via, poco dolore. io del dolore me ne accorgevo eccome, e lo tenevo tutto dentro.
è colpa loro. io sono stata mossa dai loro pensieri verso di me, dalle loro parole, dal disprezzo, dal dubbio, dall'odio, dallo schifo, dal loro schifo. è come se si fossero uccisi da soli.
ma tanto tutto questo che senso ha? la colpa verrà data a me, perchè a nessuno frega nulla di ciò che loro facevano, a loro frega solo del fatto che io ho un coltello e io li ho uccisi.
tutti si focalizzano su ciò che vedono senza contare cosa c'è dietro.
io ho ucciso parte della società perchè questa fa schifo, ma a loro non importa.
loro non sapranno mai quante coltellate hanno dato gli altri a me, loro sanno solo di quella che ho dato io.
e ora? muoio.
non mi farò catturare per ciò che non ho fatto a causa mia, è stata legittima difesa.
intanto io sto meglio, sono libera.
sono loro le macchine, quelli imprigionati nel solito grigio, e non vedono oltre quel colore."

il "loro", usato spesso nel racconto, si riferisce alla società.
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sabato 14 settembre 2013

thinking



cit. Bukowski






come fa la gente a dire di saper amare? nessuno sa amare e nessuno mai lo saprà, nessuno sa di cosa si tratti.
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mercoledì 11 settembre 2013

just went shopping


FINALLY MINE.
le amo, amo queste scarpe.

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martedì 10 settembre 2013

time to stop the tape and rewind

7h 20m e mi ritroveró a combattere una delle lotte piú ardue: scuola vs letto.
3 mesi, sono passati ben 3 mesi e io non me ne sono accorta.
in 3 mesi ho conosciuto non so quanta gente, sono stata a londra, al mare e... a casa.
è stato tutto così veloce, quando invece sembrava così lenta l'attesa per londra e ora sono qua, ancora, come sempre.
solita routine, soliti ambienti, solite persone.... soliti tutti.
pronta a ricominciare da capo come ogni settembre di ogni anno.
da come la descrivo puó sembrare una cosa noiosa e molti lo pensano ma in realtá è una cosa che mi rassicura, mi rende tranquilla. non so è come se all'inizio di ogni anno ci fosse una voce, tipo di quelle del supermercato, che mi chiama alla cassa e mi dice "tutto apposto, ricominciamo da zero, alla normalitá" e io ogni volta sentissi un senso di sicurezza attraversarmi e mi guardassi intorno pensando "forza un altro anno, di nuovo come prima".
ogni volta sono pronta a mettere il nastro indietro e rifarlo di nuovo ma magari diversamente.
e allora ecco: sono pronta anche stavolta a ricominciare da zero dimenticando lo scorso anno e creando quello nuovo, e non vedo l'ora.

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lunedì 9 settembre 2013

into your arms - the maine

http://www.youtube.com/watch?v=kKf2lECazMs

sono fissata con questa canzone. è stupenda.

'I need to find my way back to the start'
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perchè?

è una domanda che mi risuona spesso in testa: perchè?
perchè un bambino piange sempre? perchè le foglie sono verdi? perchè la terra gira intorno al sole? perchè quel poeta ha scritto quella cosa o quel pittore ha illustrato quella? perchè? perchè? perchè?
ci sono così tante cose che vorrei sapere, ho così tanti dubbi.
ma spesso i miei "perchè" sono susseguiti da sentimenti non corrisposti, amicizie sbagliate, vite al contrario.
per esempio adesso: perchè le persone che dovrebbero conoscermi più di tutte non mi conoscono affatto?
insomma, dalle persone a cui sei legato da più tempo ci si aspetta una grande conoscenza, fiducia, lealtà e invece... mi ritrovo a scoprire cose che mai mi sarei aspettata.
forse sono io che sono difficile da capire, forse sono io che non ispiro fiducia. 
o forse sono loro che non mi comprendono, loro che non si fidano, loro che pensano cose che io non riuscirei mai a pensare di loro.
io non sono cattiva, non sono crudele, non odio la gente che amo, non ho doppie facce e non volto le spalle.
io sono la prima che la aiuta, la prima che c'è sempre, la prima che salta qualunque cosa debba fare se lei sta piangendo eppure lei dopo tutto questo tempo ancora non si fida, ancora non mi conosce, ancora pensa che io abbia qualcosa contro di lei mentre non si accorge di tutto quello che seriamente farei per vederla felice, del bene che le voglio, che non ho doppie facce, che se solo provasse a non pensare sempre male di me noterebbe che sono innocua per lei.
non si accorge che quella che sbaglia è lei, che quella che fa del male è lei anche non volendo. lei non vede oltre quello che vuole, lei non vede oltre quello che pensa di conoscere di me.
e cosa dovrei fare io? posso considerarla amicizia questa?

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domenica 8 settembre 2013

woke up with a smile in my mind

stamattina mi sono svegliata con una foto in mente.
vi capita mai di aprire gli occhi e avere subito in testa una canzone, una persona o una foto? ecco.
e vi capita mai di innamorarvi di un sorriso? ecco, ancora.
insomma cosa può mai essere un sorriso? denti, labbra, fossette se quella persona le ha.. anatomicamente questo è un sorriso.
ma quante cose può trasmettere un sorriso? quante cose si possono capire da un semplice sorriso?
penso che insieme agli occhi il sorriso sia una delle parti più espressive del nostro volto.
ci sono i sorrisi veri, quelli falsi, quelli che nascondono o quelli che vogliono mostrare, quelli maligni o quelli gentili, ce ne sono a migliaia.
cosa capita quando vedi un sorriso vero? io mi innamoro, mi innamoro di quel sorriso, della felicità. mi innamoro delle sensazioni che esso mi trasmette e di ciò che mi rivela.

la foto che avevo in mente questa mattina e ho ancora in mente l'ho anche sognata.
c'era un sorriso e posso giurare che io sono innamorata di quel sorriso, sono legata a quel sorriso.
quel sorriso è qualcosa di stupendo, arriva dritto al cuore, o almeno arriva dritto al mio, lo scava nel profondo e ci lascia un segno, il segno di tutte le stupende sensazioni che mi fa percepire.
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che rumore ha la felicità?


il rumore di una risata, di una di quelle vere, di quelle che vengono dal cuore.
di quelle di un bambino o di quelle di una ragazza che trova il coraggio di passare sopra un cuore spezzato.
di quelle di una madre che vede il figlio la prima volta, di un padre orgoglioso.
di un ragazzo che osserva la ragazza che ama, di qualcuno che nonostante sia triste trova la forza di ridere per le piccole cose. la risata di un cuore che piange, di una vita che cade nell'abisso, la risata di tutte quelle cose brutte. le risate che derivano dalle piccole cose.
eccolo il rumore della felicità: un semplice "ahahah". ma non di quelli scritti in chat, tanto per fare. di quelli veri.
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about freedom

non siamo mai liberi, a prescindere da destino o non.
se non si tratta del destino, si tratta della gente intorno a noi.
tutti ci impongono regole, le coincidenze non sono mai coincidenze, almeno a parere mio.
non credo nel caso o nel destino, ma non credo neanche che siamo padroni di noi stessi. non so come spiegarlo ma secondo me c'è sempre qualcuno che ci impone cosa fare.

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that's me.

chi è Martina?
Martina è una ragazzina di 15 anni, ma lei preferisce dire 16, essendo nata a fine anno spesso non le è possibile dire la stessa età dei suoi coetanei ma lei aumenta comunque, in fondo l'anno è sempre quello.
Martina frequenta il liceo linguistico, studia inglese, francese e tedesco; ultimamente lei si sta pentendo del francese, probabilmente avrebbe dovuto scegliere spagnolo, ma in compenso ama l'inglese.
Martina ripone tutti i suoi sogni e le sue speranze a Londra: è lì che un giorno sogna di andare a vivere.
Martina ha sempre un sorriso in bocca, nonostante abbia paura, il suo mondo stia cadendo in tanti piccoli frammenti di ghiaccio, lei sorride. Una volta un suo compagno le chiese "perchè sorridi sempre? ridi anche quando sei triste", non seppe dare risposta.
Martina è tutto e nulla, è bianco grigio e nero.

ama scrivere, per sfogarsi o solo per divertirsi. ascolta molta musica, potrebbe creare la colonna sonora della sua vita.
proverà con tutte le sue forze a tenere attivo questo blog, ma sa che prima o poi probabilmente esso rimarrà incurato, sa che questa è solo una fissazione momentanea, come molte altre.

martina è una di quelle che non si fida, è un po' acida, dicono, ma dolce con chi lo merita.
martina ha paura, molta paura del futuro che le si potrebbe prospettare.

Martina è...
l'amore per i suoi amici e per la famiglia;
il gelo che si sente la mattina in fermata;
il calore sotto le coperte;
un libro appena comprato;
un sorriso appena scaturito;
le bucce di banana che ti fanno cadere;
un sogno di quelli che ti lasciano l'amaro in bocca;
una lacrima che scorre sul viso;
una penna che scrive senza curarsi di nulla;
gli occhi animati di un ragazzo innamorato;
quella voce così speciale;
quell'imperfezione che trovi ovunque;
Martina è, semplicemente è.
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